giovedì 4 novembre 2010

La ricostruzione e il risveglio


Penso (sperando di esagerare) che a un certo, prossimo momento futuro in Italia accadrà questo.

Accadrà che l’ipnotizzatore perderà nominalmente, oltre che di fatto, il suo potere. E questo avverrà non per merito dell’opposizione parlamentare – che oltre ad essere stata inefficacie (salvo eccezioni purtroppo piccole) per quasi tutto il suo lungo periodo di dominio, non è riuscita neanche a canalizzare quell’opposizione politica, potente, proponente ed innovativa che anima una parte del popolo; bensì per l’affermazione definitiva e irreparabile di sue inconsistenze e incompatibilità interne, passi falsi, leggerezze ed esagerazioni, oltre che per via del ritorno - dopo un lungo letargo tinto di trasformismo e quieto vivere al potere - di qualche schieramento incarnante una vera destra politica non estremista - una destra normale, insomma. L’esperimento finalmente cesserà; l’addormentatore di coscienze, ridicolizzatore del paese agli occhi degli spettatori stranieri, e stupratore delle istituzioni e della legalità oltre che del semplice buon senso, crollerà di schianto non dopo aver cercato di portare con sè, nella sua irreversibile disgrazia, tutto il suo circo e i suoi tanti, proteiformi fenomeni da baraccone che lui vi ha installato, che da lui dipendono e/o che lui minacciano.
Dopo la sua scomparsa, emergeranno in contemporanea due tendenze di segno opposto.
Da una parte, la frazione sana della popolazione, strenuamente sopravvissuta al e non corrotta (se non in piccola parte) dal passato regime ipnotico avvertirà ancora più forte e palpabile, per contrasto, il disastro provocato dal lungo, tetro interregno: vedrà le macerie mentali del sistematico smantellamento culturale tutte intorno, si troverà a convivere con le voragini strutturali, materiali e finanziarie lasciate espandere senza controllo, a fronteggiare forze criminali viralmente diffuse nei gangli vitali del paese. Questa parte positiva sarà allo stesso tempo fortemente consapevole della necessità irrevocabile di ricostruire, lentamente ma tenacemente, quanto cancellato e dilaviato, e sarà volenterosa di assumersi la grande responsabilità storica di procedere in questa direzione.
Dall’altra parte, la grande frazione della popolazione, quella fino a poco tempo prima assorta nella e contenta della ipnosi, si troverà nella fase di risveglio post-ipnotico – e si tratterà per loro di una fase dolorosa anch’essa, ma invasa da quel dolore che prova chi viene svegliato da un idillio che credeva realtà, ma che invece dalla realtà scopre di essere assai lontano. La vedete ancora intorno, questa gente, nello stato ipnotico. Questa gente è cieca difronte all’evidenza dell’ipnosi, è lieta di regredire allo sfogo collettivo e canalizzato di sentimenti bestiali, è beata nella propria illusione, nel plagio, nell’esibire la proiezione delle proprie manie e dei propri desideri nella figura del gran capo, nella negazione dei gravi sintomi di recessione e collasso delle istituzioni e delle strutture del paese, nello svuotamento e re-invenzione del linguaggio quotidiano improntato al superlativo e alla connessa superficialità, nel perseguire uno stile di vita semplicemente insostenibile. Svegliandosi, questa gente sarà rabbiosa contro il nuovo governo che si troverà davanti, qualunque esso sia: perchè la sua rabbia nascerà dalla nostalgia di quello stato di trans collettivo, in cui era lietamente impassibile per ebetitudine di fronte ai problemi circostanti, e ben felice di farsi convincere della loro irrealtà dalle menzogne puerili quanto inconsistenti del vecchio capo. E in quello stato, questa parte cercherà in qualche modo di tornare.
Periodi di coesistenza di queste opposte tendenze, forse sotto altre sembianze, sono probabilmente già apparsi in passato. Questa giustapposizione darà luogo, come allora, ad una profonda lacerazione interna al paese - che si rimarginerà solo a lungo andare e nel mentre rallenterà e ritarderà, quando non atrofizzerà completamente, le opere di restauro e ricostruzione.
Questa lacerazione è stata già incisa dal vecchio capetto nei suoi sudditi. E quando lui scomparirà e il suo folto entourage si dichiarerà immemore e mai di lui frequentatore nè sostenitore, questa ferita sarà il retaggio più duraturo e ignominioso del suo dominio sul paese.

2 commenti:

Pazuzu Uzu ha detto...

Sinceramente più tempo passa meno so quanto riesca a sperare nell'imminenza di questo risveglio.
Ti confesso che ho sentimenti altalenanti nei confronti di questo finesettimana, perché da una parte spero che possa essere il primo atto dell'agognato risveglio, mentre temo altresì che possa trattarsi dell'ennesima manciata di valium.
Per quanto riguarda poi cosa ne sarà degli italiani post-risveglio, la Storia dovrebbe averci già dato un'idea di come andranno le cose.
E forse il problema è proprio questo, perché se è vero che "la Storia è maestra di vita", è altrettanto vero che il popolo italiano è un pessimo alunno.

Mangoo ha detto...

Io ho in mente una prospettiva molto più ampia. E chiaramente c'è una cospicua analogia con la fine del ventennio fascista; salvo che li le macerie erano molto più evidenti. Concordo che, anche con tale, precedente gli italiani non siano meglio equipaggiati al riscatto. Quando poi si constata che non pochi ancora rimpiangono il periodo fascista stesso, si capisce che neanche la spaccatura socio-politica dell'epoca si sia ancora del tutto rimarginata.